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3/4/2018
News: Disoccupazione, riduzione contributiva in scadenza per oltre 1.500 farmacisti. Sinasfa: ecco cosa fare
Sono 1.549 i farmacisti che a fine anno potrebbero esaurire il periodo di riduzione contributiva all'Enpaf legato a disoccupazione temporanea e involontaria, con la conseguenza di passare alla quota del 50%, e si fa strada la preoccupazione che, a fronte di numeri sulla disoccupazione in aumento di anno in anno, nei prossimi anni il raggiungimento del tetto possa interessare una platea sempre più ampia. A darne notizia, in una lettera ai suoi iscritti, Francesco Imperadrice, presidente Sinasfa, il Sindacato Nazionale dei Farmacisti non Titolari, che indica anche alcuni accorgimenti per gestire con meno disagio tale situazione e ricorda che «a dicembre scadrà il prolungamento che aveva portato da 5 a 7 anni il periodo di agevolazione - durante il quale la quota versata all'Enpaf è pari, per gli iscritti dal 2004, al contributo di solidarietà ridotta (1%) e per gli altri all'85% della quota intera - e che ha permesso a colleghi che avevano già esaurito il periodo di riduzione, di pagare la quota ridotta fino ad altri due anni. La misura infatti, che era stata recepita da Enpaf, su richiesta delle organizzazioni dei farmacisti non titolari, era stata accolta dai ministeri vigilanti, che devono validare qualsiasi modifica, a patto che fosse limitata al triennio 2016/2018». Così, nel dettaglio, «tra i 1.549 a cui a fine anno scadrà il periodo agevolato, sono 418 con sette anni di disoccupazione, 456 con sei, 675 con cinque». Ma, continua, «in una situazione lavorativa in crisi, ci aspettiamo che il totale di quanti supereranno il tetto dei cinque anni di disoccupazione, perdendo l'agevolazione contributiva, possa aumentare di anno in anno, anche perché tra le cause che hanno contribuito a elevare questi numeri ci sono alcune pratiche non corrette, come quella dello stage, e lavoratori impiegati in assenza di contratto». E per altro i dati sulla disoccupazione sono in crescita: «alla fine dell'anno scorso erano circa 7mila i farmacisti in stato di disoccupazione, con un aumento rispetto all'anno prima. È inaccettabile che professionisti costati ingenti cifre, non solo alle loro famiglie, ma anche alle casse dello Stato per la formazione, restino per anni senza lavoro e quindi senza una fonte di reddito. Per questo sviluppare politiche che amplino le possibilità occupazionali del farmacista è diventata una vera e propria esigenza di sopravvivenza per la categoria. In questo quadro, è anacronistico, finché non si saranno create nuove opportunità lavorative, pensare di ridurre quelle esistenti attraverso per esempio il riassorbimento delle parafarmacie, che a oggi occupano migliaia di colleghi e rappresentano forse la sola possibilità di "crearsi" autonomamente una fonte di reddito». Mentre, per quanto riguarda la situazione contributiva, «come abbiamo più volte ribadito, passare dal sistema attuale a quota fissa a un sistema contributivo, pur non essendo il migliore in assoluto, eliminerebbe quanto meno queste problematiche» Ma dal Sinasfa arrivano anche una serie di accorgimenti per chi è in stato di disoccupazione: «Ci sembra importante ricordare che, secondo il nuovo criterio di computo del periodo di attività professionale, entrato in vigore l'anno scorso, Enpaf permette di utilizzare anche periodi di attività inferiori a sei mesi: è possibile sommarli per il computo, anche se prodotti nel corso di anni diversi, purché il totale sia pari a un anno intero. Questo è utile soprattutto alla luce dell'art. 8 del Regolamento che prevede, tra i requisiti per andare in pensione, l'esercizio per venti anni dell'attività professionale - con il riconoscimento di un anno intero di lavoro a chi abbia esercitato per almeno sei mesi e un giorno nell'ambito di ciascun anno solare - e 30 anni di iscrizione all'Ente. Ai colleghi, quindi, e in particolare a quelli che hanno già accumulato diversi anni di disoccupazione, consigliamo di sfruttare anche questi "ritagli lavorativi" per raggiungere i requisiti minimi per la pensione». Inoltre, «consigliamo ai colleghi che abbiano mutato la propria condizione lavorativa e siano attualmente occupati di inviare a Enpaf la documentazione che attesta lo stato di occupazione, affinché possano continuare ad usufruire del contributo ridotto dell'85% o chiedere di ripassare dall'1% al 3% se pagano il contributo di solidarietà, nel caso di ulteriori necessità». Poi, continua, «ai colleghi che sono in stato di disoccupazione da lungo termine, che si trovano in difficoltà ad affrontare le necessità della vita quotidiana e magari anche famigliare, a causa di uno stipendio che non c'è, consigliamo di valutare eventualmente la cancellazione dal proprio Ordine professionale e quindi da Enpaf, da far pervenire entro e non oltre il 31/12/2018, e di riscriversi nel momento in cui abbiano trovato lavoro. In questo modo, si mantiene la possibilità di continuare a pagare la quota di solidarietà o altra quota ridotta. In ogni caso, per i colleghi che si sono cancellati dall'Ordine, è possibile riscriversi nel caso in cui ricevessero un'offerta di lavoro per un periodo anche inferiore a sei mesi e un giorno, tenendo presente che il regolamento Enpaf prevede la possibilità di pagare la quota ridotta dell'85% o quella di solidarietà anche per brevi periodi lavorativi purché questi coprano la maggior parte del periodo di iscrizione». Francesca Giani Fonte: Farmacista33

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