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19/6/2015
News: Dati Censis: precario e inoccupato quasi un giovane farmacista su quattro
Il 23,5% dei farmacisti sotto i 45 anni è precario o non occupato e se i dipendenti a tempo indeterminato rappresentano la quota maggiore degli occupati (63,9%), la distribuzione geografica mette in luce una maggiore fragilità del sud, con un 51% di Sud e Isole, contro il 62,4% del Centro e il 71,1% del Nord. La quota di chi dichiara di avere contratti a tempo determinato è del 17,7% e ammonta al 15,5% chi ha contratti di collaborazione, stage, borse di studio, contratti di formazione lavoro, partita Iva. Con valori che anche in questo caso risentono di differenze da nord a sud. Sono questi alcuni dei dati sulla situazione occupazionale dei laureati in Farmacia e Ctf che emergono dalla indagine sui "nuovi scenari professionali dei laureati in farmacia" condotta dal Censis e commissionata dalla Fofi. «Precari e non occupati» è il punto della ricerca Censis rappresentano il 23,5% del campione - e in questa area «rientrano tutti i rispondenti in cerca di prima occupazione (5,0%), i disoccupati (7,4%)» e le tipologie contrattuali quali tirocini, contratti atipici, ecc (11,1%), mentre «la maggior parte è un lavoratore della farmacia e parafarmacia (61,0%) - il 57,8% dipendente»; «dipendenti di pubblica amministrazione e industria farmaceutica sono il 13,8 e i lavoratori in ambiti non attinenti alla laurea sono il 1,7%». Ma scendendo lungo lo stivale «aumenta la porzione di precari e non occupati che a Sud e nelle Isole risulta pari al 41,0%». Per quanto riguarda la situazione contrattuale «la porzione più ampia del campione (63,9%) è dipendente a tempo indeterminato, il 17,7% a tempo determinato, e il 15,5%, si tratta di dipendenti con contratti di collaborazione, stage, borse di studio, contratti di formazione lavoro, partita IVA. Il 2,7% indica invece di non aver stipulato alcun contratto di lavoro». Inoltre, «il 67,8% esercita la propria attività full time, mentre il 28,2% part time, il 4,0% indica invece di non aver un orario fisso. Ancora una volta l'area geografica ha un impatto significativo, in quanto passando da Nord a Sud si riduce la quota di chi ha un contratto a tempo indeterminato (71,1% a Nord, 62,4% al Centro e 51,0% al Sud e Isole) e full time (72,7% a Nord, 65,4% al Centro e 61,1% a Sud e Isole). Ed è più alta, inoltre, la quota di chi ha un lavoro a tempo indeterminato tra gli intervistati dai 35 ai 44 anni (79,1%), a fronte del 52,4% dei più giovani». Ma un dato che «colpisce» si legge ancora nel documento «è la quota non trascurabile, e superiore alla metà dei rispondenti fino a 34 anni (52,4%), di giovani farmacisti che ha svolto più lavori attinenti alla laurea prima di svolgere quello attuale, segno questo della difficoltà cui i giovani farmacisti vanno incontro prima di trovare un lavoro stabile e soddisfacente». E, «se si esclude la quota di chi svolge attualmente il suo primo lavoro, quasi i 2/3 degli intervistati hanno svolto un altro lavoro in precedenza». Sono «interessanti le motivazioni addotte da chi ha cercato un lavoro diverso: il 22,5% si è trovato costretto a cercare un nuovo lavoro perché è stato escluso senza possibilità di scelta (licenziamento, mancato rinnovo), mentre il 27,2% degli intervistati ha cambiato lavoro nel momento in cui gli è stata offerta un'opportunità migliore o un'opportunità più stabile (9,4%). Il "salto nel vuoto" appartiene invece al 16,4% dei farmacisti che ha lasciato il lavoro per la sensazione di essere sfruttato (sensazione più diffusa al Sud e sulle Isole dove è il 25,4% degli intervistati a fornire questa motivazione, contro il 15,4% del Centro e l'11,8% del Nord) o ad un altro 11,7% che ha affermato di avere aspettative diverse. Il problema dell'occupazione è sempre più sentito «per l'86,5% dei rispondenti» e tra le "motivazioni" il 49,9% indica il fatto che «la situazione di crisi economica in cui versano le farmacie rende più difficile lavorare in farmacia anche come collaboratore», mentre per il 34,4% «si tratta di un ambito lavorativo in cui vigono consuetudini di fatto discriminanti (conoscenze, raccomandazioni, circuiti familiari)». Francesca Giani Fonte: Farmacista33

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