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29/10/2014
News: Enpaf, a tavolo Fofi le proposte Conasfa e Mnlf
Si è tenuto nei giorni scorsi un tavolo di lavoro promosso dalla Fofi sulla questione della previdenza che ha visto la partecipazione dei principali attori della professione, dall’Enpaf, ovviamente, al sindacato, alle sigle delle associazioni dei farmacisti. Per l’occasione Conasfa, Federazione nazionale associazioni farmacisti non titolari, da un lato, e Movimento nazionale liberi farmacisti e Confederazione unitaria libere parafarmacie italiane, dall’altro, hanno elaborato due documenti di proposte su come modificare le misure in materia previdenziale. Conasfa parte dal «ribadire la necessità di abolire l’obbligo di iscrizione all’Enpaf per i farmacisti dipendenti già provvisti di assicurazione generale obbligatoria» e «pur apprezzando lo sforzo Enpaf di allungare da 5 a 7 anni l’esonero del pagamento dei contributi per i disoccupati involontari, ritiene che il passo successivo debba essere la totale abolizione della norma della “perdita bonus disoccupati”». Inoltre, chiede di rendere deducibile il contributo di solidarietà. Il Mnlf, a partire dalla considerazione della crescente precarietà del lavoro tra i colleghi e molteplicità dei contratti, del ricorso sempre più frequente al contributo di solidarietà e dell’aumento della morosità, nonché della fuoriuscita di sempre più farmacisti dai registri ordinistici, propone il passaggio a un modello previdenziale «elastico» attraverso un percorso su un doppio binario: una serie di modifiche urgenti, da attuare quanto prima, e spunti per un processo di revisione dell’Enpaf. Per quel che riguarda il primo aspetto, il movimento chiede, come anche Conasfa, che il contributo di solidarietà sia deducibile in termini fiscali, la riduzione del contributo di solidarietà all’1% per tutti i farmacisti disoccupati per i primi 5 anni, e se permane lo stato di disoccupazione passaggio al contributo di solidarietà al 3% per gli anni successivi ai primi cinque. Poi, la possibilità per i lavoratori con contratti precari di optare per la restituzione di quanto versato se insufficiente a maturare le condizioni per accedere alla pensione, e la riduzione contributiva per i ricercatori, i lavoratori parasubordinati, gli stagisti, i lavoratori part-time, e nel caso di situazione economica precaria anche per i titolari di parafarmacie e di farmacie rurali. Per quel che riguarda gli spunti di riforma dell’istituto previdenziale, il Movimento nazionale liberi farmacisti e la Confederazione delle parafarmacie chiedono «un cambiamento radicale». In particolare, viene proposta una contribuzione costituita da due componenti, una quota fissa e una quota percentuale sul reddito. «Dalla quota totale – affermano – viene prelevata una piccola percentuale che diventa quota di solidarietà da utilizzare in favore degli iscritti in difficoltà economica, nella maternità, nell’assistenza e in tutti i casi in cui sia necessario. La quota totale deve essere completamente deducibile. Una riforma della contribuzione di questo tipo potrebbe portare anche a una progressiva e graduale diminuzione del prelievo dello 0,90% sul Ssn sino a sua completa eliminazione». Un altro passaggio è la «abolizione dell’obbligo contributivo quale condizione vincolante per l’iscrizione all’Ordine provinciale. Libera scelta d’iscrizione all’Enpaf», e che in caso di cancellazione dai registri dell’Enpaf, in presenza di altra previdenza, venga attivato «l’istituto della restituzione che vale per le quote versate sino al momento della domanda decurtato da quanto dovuto all’ente e maggiorate degli interessi di legge». Mnlf e parafarmacie affermano di tener conto dei vincoli di legge e di bilancio dell’Enpaf, che è soggetto a controllo ministeriale e obbligato a equilibrare entrate e uscite. La questione rappresenta però proprio uno dei punti nodali e dei principali “vulnus” di una riforma della previdenza, ancor più ora, dopo l’annuncio del governo di voler inasprire la tassazione sui fondi pensione e le casse private. Fonte: FarmaciaVirtuale.it

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